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La musica destinata all’organo trova impreparata la maggior parte delle persone che considerano l’ascolto musicale un’esperienza di contorno. Strumento musicale difficilmente separabile dalla propria connotazione religiosa, l’organo sembra oggi scontare una duplice fenomenologia: la rarefazione della percezione musicale volontaria e quella dispersione della prassi liturgico-musicale high-brow soppiantata sempre di più da repertori ed esecutori diretti a instaurare con le assemblee un rapporto partecipativo scollegato dalla tradizione. Due mancate sinapsi profondamente diverse fra loro, ma non casualmente contemporanee, che denunciano la crisi di quella mediazione sociale dell’arte intesa in modo monodirezionale, che assume il compito di interporsi fra produttori e fruitori. Fra le molte cause che hanno provocato lo sgretolarsi di questo modello vi è la progressiva – ma rapida – implementazione della fonografia dal facile accesso, che ha trasformato i flussi rappresentativi dell’arte in flussi cooperativi. Partendo da questo considerazion, il saggio del professor Federico Del Sordo esplora e vive compositori e storia della musica, tradizioni musicali e innovazioni.